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LE OLIMPIADI 2026 FANNO SCUOLA DI VITA

Federica Latina
30 mar
Tempo di lettura: 2 min

Per la terza volta nella storia, dal 6 al 12 febbraio 2026, l’Italia -in particolare Milano Cortina- è tornata ad ospitare atleti da ogni parte del mondo in occasione della venticinquesima edizione delle Olimpiadi invernali. I Giochi hanno regalato forti emozioni oltre ad essere stati portatori di importanti messaggi attraverso le esperienze degli atleti. 


Federica Brignone, campionessa di Slalom Gigante, ha lasciato tutti a bocca aperta conquistando il primo posto dopo il gravissimo infortunio del 2025. 

È stata per tutti un grande esempio di perseveranza e resilienza.


Se per la Brignone queste Olimpiadi hanno rappresentato la sua rinascita, per l’atleta statunitense Lindsey Vonn (ben tre volte campionessa olimpica) hanno decretato la fine definitiva della sua carriera. Il 30 gennaio 2026, ad una settimana dalla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici, era stata accertata alla quarantunenne la rottura del legamento crociato. Nonostante il consiglio dei medici di procedere al più presto con l’operazione, Lindsey ha deciso di partecipare comunque alle Olimpiadi. La statunitense, però, non ha portato a termine la discesa uscendo fuori pista dopo 13 secondi. La caduta ha causato la frattura di tibia, perone e malleolo. Dopo diversi interventi per cercare di contenere i danni collaterali a tessuti e nervi, Lindsey Vonn si trova in sedia a rotelle. 

A volte fermarsi e riconoscere i propri limiti è necessario: la nostra vita è come una corda che, se tirata troppo, rischia di spezzarsi. 


Altro atleta protagonista di queste olimpiadi è stato l’americano Ilia Malinin, soprannominato Quad God (dio dei quadrupli) in quanto è stato il primo atleta di pattinaggio artistico ad eseguire il quadruplo Axel in una competizione ufficiale. Figlio d’arte, ha seguito le orme dei suoi genitori, entrambi pattinatori professionisti. Il suo allenatore, infatti, è proprio il padre. Nonostante la giovane età, Ilia ha già vinto due mondiali e tre finali del Grand Prix. Il suo volto angelico e le sue esibizioni hanno incantato il pubblico e, soprattutto, la giuria a tal punto da credere di avere già un vincitore per queste Olimpiadi. Eppure, proprio in finale, Malinin scivola ben due volte durante l’esibizione. Cessata la musica, quella maschera d’indifferenza costruita dal giovane cade: il suo volto è trasfigurato dalla sofferenza e nei suoi occhi si legge tutta la sua frustrazione. Ad aggiudicarsi il primo posto, oltre ogni aspettativa, è stato così il kazaco Mikhail Shaidorov mentre l’americano è scivolato all’ottavo posto. 

Il caso Malinin è la prova di quanto sia importante la salute psicologica che è lo scheletro di quella fisica. L’errore del dio del quadruplo non è stato tanto cadere durante la sua esibizione, quanto aver dimenticato di essere umano e di paventare che  l’inesattezza lo avrebbe allontanato dal raggiungere la perfezione assoluta. “Errare humanum est, perseverare autem diabolicum”.


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