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Un caos in ‘Il lungo viaggio’.

Iris Bevilacqua
16 feb
Tempo di lettura: 3 min

Per una interpretazione del biopic su Franco Battiato.


Alla multisala Planet di Siracusa (e nelle sale cinematografiche di tutta Italia), solo per tre giorni, il 3, il 4 e il 5 febbraio sarà proiettato il biopic su Franco Battiato. 


La sala è gremita di gente: giovanissimi e meno giovani, seduti gli uni accanto agli altri, in attesa di una proiezione presentata come evento speciale.


Il film, per la regia di Renato De Maria, segue un percorso cronologico, dall’infanzia in Sicilia, all’adolescenza segnata dal rapporto conflittuale con un padre egoista e assente, dall’amore profondo e tenero per la madre, fino all’arrivo a Milano.


Fin da  piccolo ‘Ciccio’ (questo il nomignolo affettuoso con cui la madre gli si rivolge) nutre una passione immensa per la musica; suona la chitarra e il pianoforte, pur non sapendo leggere note e spartiti.


A un padre rigido e severo nelle sue occasionali presenze, egocentrico e irresponsabile nella lunga assenza (perderà al gioco il pianoforte che la moglie aveva comprato, con numerosi sacrifici, per il figlio) fa da contrasto la figura materna (Battiato, nel film, ripete costantemente che la sua famiglia sono la madre e il fratello).


Madre che ha sempre supportato e aiutato quel  figlio, ritenuto fragile (in realtà lei  riconosce la profonda sensibilità di Franco e teme per lui), per consentirgli di realizzare i suoi sogni. 


Il trasferimento a Milano segna l’inizio della sua ricerca, non solo musicale ma anche interiore. Ed è in questo contesto, tra sperimentazioni, bisogno economico, desiderio di riconoscimenti  che Battiato tenta di trovare il proprio posto nel mondo.


Le prime prove dell’artista catanese riguardano la musica sperimentale, il progressive e l’elettronica. 


E arriviamo a una fase molto critica della sua carriera musicale: Battiato non riesce più a riconoscersi in ciò che fa ed  entra così in un loop mentale che sembra irrisolvibile. 


Da qui la scelta di mollare tutto  per andare a studiare a Tunisi, in Africa, con un’amica.


Dopo il blocco e il caos interiore riprende a fare musica, iniziando una nuova fase: quella del “cinghiale bianco”.


La complessità dei testi e la musica poco orecchiabile non riescono a garantirgli il successo sperato e così, per rispondere alle pressioni dei discografici, finge di aderire  alla musica commerciale: è l’era dei suoi pezzi iconici, come “bandiera bianca” o “centro di gravità permanente”.


Battiato raggiunge i vertici delle hit parade, è ormai artista riconosciuto e conteso, eppure c’è ancora un forte turbamento che si materializza in una ricorrente visione: Franco segue una figura femminile, sempre di spalle, camminando tra l’impetrata lava del gigante Etna.


Ancora un salto temporale e lo spettatore viene catapultato dalla metropoli milanese ai luoghi natii del protagonista. Tornato nella sua Trinacria, quella ossessiva visione sfuma. Battiato non insegue più la figura misteriosa, ma siede sereno tra le rocce del Vulcano (forse la misteriosa donna incappucciata sarebbe da leggere come il richiamo irresistibile della sicilitudine su Franco?)


Siamo alla conclusione del film: la madre si ammala e il figlio desidera rendere immortale il ricordo di lei. Segue la scrittura de La cura -forse la canzone più conosciuta e più bella che abbia mai composto-.


Per alcuni genio, per altri “folle” per la sua filosofia di vita, Battiato muore il 18 maggio 2021 per via di un mieloma multiplo.


Il suo percorso musicale viene definito un “caos” per le notevoli fasi che ha attraversato e per la crisi profonda che, per un periodo di tempo, lo ha allontanato dalla musica, dal senso della vita stessa.


Il lungo viaggio non racconta semplicemente la vita dell’artista ma della MUSICA di Franco.


Un film  toccante, affascinante ed emozionante che vi farà sicuramente scendere giù una lacrimuccia.


Personalmente ho trovato questo film come un punto di riferimento, per tutte le volte in cui mi sento confusa, mi interrogo su chi sono e su chi vorrei diventare (che è proprio la domanda che si porrà per tutta la vita Franco), per tutte le volte in cui trovo il caos nella mia mente. Per tutte le volte in cui per capire cosa è giusto e cosa è sbagliato per cercare di non cadere mai…


Ma si può capire se ciò che si fa è sbagliato se non si cade?


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