Il masking: vergogna o adattamento?
Il masking è il fenomeno che consiste nel nascondere o camuffare i propri tratti autistici per adattarsi alle aspettative sociali e “passare inosservati” in contesti neurotipici.
Qualcuno pensa che sia solo questione di vergogna, un comportamento insensato. Ma è davvero così?
Il masking rappresenta una delle parti più complesse e incomprese dell’esperienza di una persona nello spettro autistico ad alto funzionamento, cioè una persona capace di pensare e agire in autonomia, con un buon livello di indipendenza, ma comunque neurodivergente.
La ricerca scientifica si è occupata di questo tema solo di recente, eppure ha già evidenziato quanto la complessità e l’impatto del masking sulla vita quotidiana, sulla salute mentale e sul benessere generale delle persone autistiche siano molto più profondi di quanto si pensasse.
I motivi che spingono al masking sono diversi: i comportamenti tipici della neurodivergenza spesso ostacolano la costruzione di rapporti sociali stabili, espongono a bullismo, pregiudizi e discriminazioni sul lavoro e, talvolta, generano pressioni familiari o culturali.
Studi recenti, come quello condotto da Miller, Rees e Pearson, hanno evidenziato che il masking non è esclusivo dell’autismo, ma nelle persone neurodivergenti assume caratteristiche peculiari e spesso più intense, con conseguenze significative che vanno dal burnout alla perdita dell’identità autentica.
È stato dimostrato che chi ricorre al masking è più incline a sviluppare disturbi d’ansia, depressione e ideazione suicidaria, che in alcuni casi sfociano in atti estremi. Chi inizia a mascherarsi fin dall’infanzia incontra inoltre difficoltà aggiuntive nella diagnosi, che risulta naturalmente più complessa.
Esempi di masking:
- Copiare le espressioni facciali altrui
- Forzare il contatto visivo
- Imitare comportamenti e gesti
- Imparare copioni sociali
- Preparare e provare battute prima di un’interazione
- Simulare conversazioni nella propria testa o ad alta voce
- Sopprimere stimming ed ecolalia
- Dedicare tempo, prima di un incontro, a pensare argomenti e domande
Per contrastare questo fenomeno, dalla nostra parte, è necessario creare ambienti più inclusivi, prestare attenzione alle persone che ci sono vicine e smettere di giudicare gli altri per ogni dettaglio.
Perché cambiare in meglio è un nostro dovere, non un loro requisito.
Di Giorgia Iannizzoto.
Fonti:
“Masking autistico: la maschera invisibile dell’autismo ad alto funzionamento”, Staff – 18 giu 2025, http://aspergeronline.org

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