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Votare? Un diritto fondamentale. Votare responsabilmente? Un dovere imprescindibile!

Giorgia Iannizzotto
25 mar
Tempo di lettura: 2 min

È il 14 gennaio 2026 quando, nella Gazzetta Ufficiale n.10, viene pubblicato il decreto del 13 gennaio del Presidente della Repubblica, con cui si indice un referendum popolare, nei giorni 22 marzo e lunedì 23 marzo rispettivamente dalle 7 alle 23 e dalle 7 alle 15:00.

Questo referendum, con l’approvazione di poco meno dei 2 terzi del Parlamento, non prevede né un quorum né i voti dei fuorisede e mira a modificare la legge costituzionale in materia di ordinamento giurisdizionale.

Più specificatamente, la riforma prevederebbe la separazione delle carriere: attualmente un magistrato può svolgere il ruolo di pubblico ministero e viceversa, è possibile invertire il ruolo solo una volta entro i primi 10 anni di carriera ed essere gestiti da un solo CSM (Consiglio Superiore della Magistratura).

In caso di vittoria del SI, magistrati e pubblici ministeri dovranno fare percorsi di studio diversi, non saranno più in grado di cambiare carriera e verranno gestiti da due CSM separati, uno per i giudici giudicanti, un altro per i pubblici ministeri. Inoltre ⅓ dei membri di ciascun consiglio verrebbe sorteggiato da una lista, approvata dal Parlamento, di avvocati e professori di diritto. Questa scelta ha ricevuto parecchie opinioni negative, sia su varie piattaforme social sia su fonti ufficiali, di esperti, per varie ragioni.

Una di esse è l'inutilità della separazione dei due percorsi di studio per magistrati e PM, che necessitano delle stesse conoscenze per esercitare le suddette professioni. Un'altra è il sospetto che la separazione del CSM sia soltanto una strategia politica per indebolire l'autorità dei PM, che sarebbero così maggiormente esposti a pressioni politiche.


I dubbi rimangono anche per la carente chiarezza di informazioni e questo, come già in passato, potrebbe scoraggiare gli elettori e indurli a rinunciare all’esercizio di voto. Ma si può davvero rinunciare a esercitare la propria libertà di espressione e di pensiero per mancanza di informazioni o, peggio, per disinteresse?

Noi, futuri elettori, attendiamo con ansia i giorni del referendum, fiduciosi nel fatto che gli adulti esercitino con consapevolezza la extra-ordinaria opportunità decisionale.




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