top of page

Un'altra volta, l'ultimo giro

Giorgia Tavana
4 giu 2025
Tempo di lettura: 5 min

Aggiornamento: 6 giu 2025

”Solo un altro giro, poi basta” quante volte ce lo siamo detti o l’abbiamo sentito dire credendo davvero che fosse l’ultima volta? Ma quell’ultimo giro diventa spesso il penultimo, e poi ancora un altro. Non sempre si tratta di eccessi: spesso è solo un rituale che accompagna serate, socialità, stanchezza Fumo, alcol e altre sostanze si intrecciano con la voglia di sentirsi vivi, leggeri, dentro al gruppo. In molti casi è solo un modo per staccare dalla routine. Ma quando quel gesto diventa l’unico mezzo per rilassarsi, ridere, dimenticare, allora qualcosa ci sta sfuggendo!

Una generazione sotto pressione

Jonathan Haidt ci definisce “la Generazione ansiosa”: i primi ad avere un’infanzia senza gioco libero e con gli schermi sempre accesi. Cresciuti sotto ipercontrollo nel mondo reale e senza guida in quello digitale, siamo il prodotto di un tempo accelerato. Le conseguenze? Ansia, insonnia, dipendenze, attenzione frammentata, paura del confronto.

A queste pressioni si sono aggiunti anni di pandemia, isolamento, mancanza di occasioni per coltivare le relazioni umane.

Per molti, il rifugio è diventato lo schermo; nei casi più estremi, una sostanza qualsiasi che prometta leggerezza, anche solo per una sera.

C’è chi cerca una pausa dallo stress scolastico, universitario, familiare. L’alcol o la “pausa” del venerdì diventano un modo per spegnere tutto e sentirsi un po’ più liberi. Ma non siamo solo fragili o distratti: siamo una generazione che cerca tregua in un mondo che corre troppo.

Più consapevoli, ma non immuni

Eppure, qualcosa sta cambiando. I dati parlano chiaro: la Generazione Z consuma meno alcol rispetto a quelle precedenti. Secondo il National Institute on Alcohol Abuse and Alcoholism (NIAAA) e ricerche come quelle di Statista, Pew Research Center e Gallup, molti giovani scelgono la sobrietà o limitano l’uso di alcolici in modo responsabile.

Nasce così il movimento “Sober Curious”: chi decide di bere meno non per proibizionismo, ma per capire come si sta “senza”. È un atteggiamento più selettivo e pragmatico verso tutte le sostanze:

● Cannabis: più normalizzata, soprattutto dove è legale. Percepita come “soft”, viene usata in modo occasionale, ma il rischio è sottovalutare gli effetti se diventa l’unica valvola di sfogo.

● Droghe pesanti: cocaina, ecstasy, ketamina sono ancora presenti, ma l’uso è più controllato.

● Psichedelici: cresce l’interesse, usati a scopo introspettivo o “terapeutico”. Ma non sempre c’è reale consapevolezza dei rischi.

● Sigarette e svapo: il fumo tradizionale è in calo, ma lo svapo è diffusissimo e sottovalutato.

In sintesi, la Gen Z non rifiuta i vizi: li seleziona, li studia, li sperimenta con cautela. Ma anche questa selezione può trasformarsi in dipendenza.

Gli effetti permanenti

Anche quando il consumo è occasionale, le conseguenze esistono e vanno ricordate:

● Alterazioni dell’umore e depressione post-uso

● Problemi cognitivi e perdita di memoria

● Dipendenza e craving

● Danni cardiovascolari e neurologici

● Insonnia e disturbi del sonno

● Incidenti alla guida (negli USA, il 32% dei sinistri mortali coinvolge alcol)

● Problemi respiratori legati a fumo e svapo

● Aumento del rischio di tumori (fegato, polmoni, testicoli…)

Anche un “uso moderato” può avere impatti seri sulla qualità della vita, della salute mentale e della sicurezza di chi ci sta accanto.

Nonostante molte sostanze siano legali per gli adulti, resta il fatto che il loro utilizzo tra i minori è vietato. Alcol e tabacco non possono essere venduti ai minori di 18 anni, eppure è sempre più comune vedere ragazzi uscire da tabaccherie o pub con un drink in mano e un pacchetto di sigarette in tasca. Molti esercizi commerciali preferiscono ignorare la legge, anteponendo il profitto alla salute degli adolescenti. Questa complicità silenziosa rende ancora più difficile proteggere chi dovrebbe essere tutelato. Allo stesso tempo, il possesso di cannabis, anche se per uso personale, può comportare sanzioni amministrative. La coltivazione, la vendita e lo spaccio restano reati penali, con conseguenze anche gravi.

Fumano tutti, parlano in pochi. Educare è ancora un tabù?

La cannabis è ovunque, nei discorsi, nei parchi, nelle chat. La conoscono tutti, anche chi non l’ha mai provata. Eppure, nelle scuole, dove si dovrebbe imparare a fare scelte consapevoli, se ne parla pochissimo, o per niente. È come se il solo nominarla fosse pericoloso. Ma l’informazione non è istigazione: è prevenzione. Evitare il tema non ferma il consumo, lo rende solo più confuso, più rischioso, più silenzioso.

Ecco perché il dibattito sulla legalizzazione della cannabis è ancora irrisolto: non si tratta solo di una questione politica o giudiziaria, ma anche (e soprattutto) educativa e culturale. Legalizzare o no?

Negli ultimi anni, sempre più Paesi hanno scelto di legalizzare o depenalizzare la cannabis: dal Canada agli Stati Uniti (in oltre 20 stati), passando per l’Uruguay fino ad alcuni stati europei come Malta, Lussemburgo e Germania. Le motivazioni sono molteplici: sottrarre il consumo al mercato nero, ridurre i reati legati allo spaccio, garantire la qualità delle sostanze, educare a un uso consapevole. Chi invece è contrario mette in guardia da una possibile percezione dell'efficacia del controllo sul mercato illegale soprattutto tra i più giovani;il rischio che l’uso ricreativo sfoci in dipendenza è maggiore.


In Italia, il tema resta ancora un grande non detto. E mentre il dibattito resta sospeso, migliaia di giovani si affidano a ciò che trovano, spesso sul mercato nero, senza strumenti per capire davvero cosa stanno usando, come, e con quali rischi. Legalizzare o meno, quindi, non è solo una questione di permesso o divieto: è anche (e forse soprattutto) una questione di educazione, consapevolezza, coraggio culturale.

Un altro giro, ma diverso

Siamo sospesi tra il bisogno di controllare tutto e la voglia di perderci. E anche se siamo più informati, non siamo invincibili. La vera sfida è capire perché quel “solo un altro giro” ci chiama ancora. Perché sì, ci sarà sempre un altro giro…ma potrebbe essere quello giusto per smettere.

Uscire da certi automatismi non significa smettere di divertirsi, ma capire che possiamo scegliere come farlo. Se ogni venerdì finisce sempre nello stesso modo, una canna, uno shot, una svapata, forse vale la pena cambiare playlist. A volte basta poco: una serata diversa, un posto nuovo, una sfida a se stessi tipo: “questa settimana vediamo che succede se non lo faccio”. Non per dimostrare qualcosa agli altri, ma per capire quanto davvero ti serve. Quando una cosa diventa un’abitudine fissa, forse ha smesso di essere una scelta.

Pensaci due volte prima di usare l’accendino o fare un altro shot: ne hai davvero bisogno?

Sitografia

National Institute on Alcohol Abuse and Alcoholism (NIAAA) – https://www.niaaa.nih.gov Statista – https://www.statista.com Pew Research Center – https://www.pewresearch.org. Gallup – https://news.gallup.com. Forbes – https://www.forbes.com The Guardian – https://www.theguardian.com. Time – https://time.com European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction (EMCDDA) – https://www.emcdda.europa.eu. Istituto Superiore di Sanità – https://www.iss.it Ministero della Salute – https://www.salute.gov.it

Jonathan Haidt, The Anxious Generation (2024) ISTAT – https://www.istat.it. Polizia di Stato – https://www.poliziadistato.it




Post recenti

Mostra tutti
Lettera ai maturandi

Cari maturandi, vi accingete a concludere questo quinquennio che porterete sempre con voi. Da ex maturanda, so bene come vi sentite. So le emozioni contrastanti che state provando: da un lato non vede

 
 
 

Commenti


bottom of page