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"Se domani tocca a me voglio essere l'ultima": non solo 25 Novembre

Gaia Marino
30 mag 2025
Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 31 mag 2025

È il 31 Marzo 2025, un lunedì qualunque, Sara esce dal Policlinico di Messina dopo le lezioni, probabilmente manda un messaggio alla madre per aggiornarla, dicendole che sta per rientrare a casa. Sara non arriverà mai a casa, non chiamerà più sua madre, non andrà più a lezione, non conseguirà la laurea. Tutti i suoi sogni infranti in pochi minuti per mano di un collega, un giovane come lei. Sara piange, in preda al panico e al dolore, fino a non sentire più nulla, solo buio. Solo qualche giorno prima, il 25 Marzo a Roma, scompare Ilaria, studentessa della Sapienza, il cui corpo senza vita viene poi ritrovato all’interno di una valigia e lasciato in un dirupo. Ilaria è stata uccisa dal suo ex fidanzato, è stata trattata come un oggetto qualunque. E come se non bastasse, pochi giorni fa, a distanza di soli 2 mesi dagli omicidi di Sara e Ilaria, scompare una ragazzina, Martina, di soli 14 anni, che solo due giorni dopo viene ritrovata senza vita in un armadio. Il suo ex fidanzato, sembrerebbe quasi una consuetudine, ha confessato di averla uccisa con una pietra, poiché non accettava la fine della loro relazione, per poi nascondere il suo corpo all’interno di un armadio. A Martina è stata strappata la giovinezza, la possibilità di realizzare i propri sogni. È bastato un colpo di pietra per cancellare i suoi sogni e la sua spensieratezza, in un attimo, e improvvisamente si avverte solo il buio, di un armadio pieno di detriti, di cui adesso fa parte anche il suo corpo. Questa la fine di tante donne, umiliate e trattate come oggetti. Ma Ilaria, Martina, non erano oggetti, erano giovani donne con tanti progetti come Sara, come Giulia, come tutte le donne a cui è stata strappata la vita per mano di un uomo, nella stragrande maggioranza dei casi, l’uomo che amavano. Comincia tutto dalle minacce, da atteggiamenti manipolatori, controllo ossessivo, umiliazioni, e poi violenza, non solo fisica, ma anche psicologica ed economica. Donne private della loro libertà, indipendenza, ma soprattutto di se stesse. Tutto questo sembra ormai la normalità; si contano circa 150 casi ogni anno, il che significa quasi uno ogni due giorni. I responsabili ?Un ex fidanzato, un marito che non accettano la fine della relazione e credono che una donna debba stare solo con loro e con nessun altro. Oppure un uomo con cui la vittima non ha mai avuto alcuna relazione, ma che il carnefice ha immaginato esistesse. Tutte queste donne sono vittime non solo del proprio assassino, ma anche di un Paese la cui legge non le tutela abbastanza. Donne, che, nonostante le numerose denunce, simbolo di una forza e di un coraggio disarmante, sono state lasciate da sole, in preda al terrore , condannate a una inaudita violenza. Donne che hanno combattuto fino al loro ultimo respiro, affinché potessero continuare a vivere, a raggiungere i propri sogni. La loro lotta silenziosa non è vana e non dovrà mai esserlo. È ora di porre fine a questa situazione, perché nessuno ha il diritto di uccidere nessuno, non si possiede una vita umana, né ora, né mai. Dobbiamo dare voce a tutte quelle donne che non ce l’hanno più. Bisogna dare aiuto a quelle donne che ancora combattono, dar loro la forza e il coraggio di denunciare, e far sí che quelle denunce siano finalmente ascoltate. Aver paura della persona amata, avere il terrore che possa essere talmente arrabbiato da scaturire una lite violenta, avere il timore di poter dire o fare qualcosa che possa infastidirlo. Tutto questo non è amore. Non è amore se ti fa sentire sbagliata, ti umilia, ti controlla, ti sminuisce, ti annulla completamente. L’amore dovrebbe far sentire le ‘farfalle nello stomaco’ e non il dolore atroce di una coltellata. Smettiamola di giustificare comportamenti ingiustificabili per non perdere qualcuno di cui crede di essere innamorate. Il rischio ? Perdere se stesse e non ritrovarsi mai più. Domani non dovrà toccare a nessuna. Martina non doveva essere l’ennesima vittima, doveva essere ancora qui a studiare per gli ultimi giorni di scuola, a godersi spensieratamente la sua adolescenza e a vivere la vita che sognava, così come Sara e Ilaria. Ma se tutto ciò non è possibile, almeno facciamo in modo che Martina possa essere finalmente l’ultima. Per tutte quelle donne che non ce l’hanno fatta, che hanno lottato fino alla fine contro qualcosa più grande di loro, che può averle vinte ma mai sconfitte del tutto. Al silenzio che finora si è fatto, e che da oggi deve diventare solo rumore.

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