Maschera come protezione dal mondo
“C’è una maschera per la famiglia, una per la società, una per il lavoro. E quando stai solo resti nessuno”. -Luigi Pirandello
Oggi, più che mai, ci viene suggerito di essere ‘noi stessi’, ma come potremmo mai esserlo se è la stessa società ad imporci delle maschere? Chi siamo effettivamente? Siamo figli, studenti, compagni, amici. Sembra quasi paradossale che una persona possa avere innumerevoli identità. Ma da soli chi siamo? Nessuno. Non resta nessuna maschera, solo noi con un’identità in frantumi, difficile da ricomporre.
Inoltre, come se non bastasse, nel passaggio all’adultità, la società ci impone ulteriori identità: si diventa adulti, magari genitori, ma soprattutto ci viene chiesto di assumere una posizione, trovare un posto nel mondo. Viviamo tutta la vita ingabbiati in delle maschere; più si cresce più se ne indossano, più si cresce più è complicato dialogare con sé stessi, senza poter però usufruire di alcuna ‘protezione’. Spesso scegliamo noi a “mascherarci” per proteggerci dalle sofferenze o per cercare di sfuggire dal vero nemico: il nostro io interiore. I dubbi e le paure sono in grado di ingabbiarci, forse più di ogni altra maschera, ma allo stesso tempo anche di liberarci da ogni sovrastruttura, consentendoci di palesare la nostra vera identità, a condizione di trovare il coraggio di ascoltarli.
Dunque, dubbi e paure non sono il nemico, piuttosto la via per ritrovare noi stessi, tra le innumerevoli identità sociali, così da non dimenticare mai i ‘veri noi’, fragili e forti, autentici, umani.

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